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domenica 17 gennaio 2016

Il paziente biculo

Oggi vi voglio raccontare del paziente con due culi.

Per capire di cosa parlo dovete sapere che a Novembre ho terminato il Corso di Perfezionamento in Uroriabilitazione, ovvero di riabilitazione del pavimento pelvico. Naturalmente era previsto un tirocinio nell’ottimo ambulatorio di urodinamica di Tor Vergata, dove afferiscono pazienti di ginecologia, urologia e chirurga prostatica e proctologica. Insomma, ci si occupa tutto quello che non va nelle parti intime della gente: incontinenze, prolassi, esiti di chirurgia, e altre amenità.

Direte: “Devi essere pazza per specializzarti nel perineo”.

Eh, forse sì.

Comunque, un bel giorno di tirocinio arriva tra gli altri un paziente di ca 65 anni, simpatico, operato  per una fistola all’ano (i più sensibili abbandonino la lettura, prego) .

Il paziente in questione, che chiameremo Agilulfo, è stato 7 (sette!) volte in visita dal proctologo che lo ha operato, in quanto lamenta delle sequele non accettabili dal chirurgo, ovvero la presenza di due orifizi anali. Comprensibilmente, il medico lo manda prima in un posto irripetibile, poi da noi con la prescrizione di riabilitazione del pavimento pelvico, specificando (cito testualmente) “che l’operazione è riuscita perfettamente, e il paziente è guarito”.

La coordinatrice del reparto me lo gira con un bel sorriso e un possibilista “Pensaci tu”.

Mi presento, e mi metto ad ascoltare la sua storia:
"Dottoressa, ho due culi"
"In che senso, scusi?"
Sostanzialmente, benché guarito, Agilulfo quando si lava sente due orifizi, un’evenienza-converrete- quanto mai incresciosa.

Lo visito. 
“Agilulfo, io non vedo nulla che non va. “
“E’ quello che mi dicono tutti” (dice abbacchiato e un po’ risentito)
C'è solo una cosa da fare.
“Abbia pazienza (gli porgo un guantino) mi faccia capire”

Mi fa capire. “Ecco, vede (ora dovete immaginare il paziente sdraiato di fianco, imbarazzato ma risoluto, e me altrettanto risoluta che controllo le sue mani mentre mi illustra il problema)… con decenza parlando, quando passo da qui mentre mi lavo, sento un buco, quando passo da di qua ne sento un altro.”

MA CERTO. Lo aggiro e con un sorriso rassicurante annuncio:

“Agilulfo, ho capito tutto.”

Tolgo i guantini, prendo un foglio e una penna e disegno un colon retto (pare una nuvoletta) e un anello con due freccette:
“Allora, quando lei si lava passando da qui, il dito va a finire nella porzione di retto non operata, dove lei ha sensibilità normale. Quando passa da di qua, aggira questa vecchia cicatrice emorroidaria, e trova all’interno la cicatrice dell’operazione, dove la sensibilità è alterata. Ricorda il giochino in cui si intrecciano le dita e ad occhi chiusi le si fa scorrere su un dito dell’altra mano, e sembrano due perché la percezione è ingannevole? E’ la stessa cosa, solo che siamo… ehm… nel suo ano.”

Tace. Guarda il disegno. Dopo qualche secondo mi guarda e si illumina.

“Ma certo!... Come sono sollevato! Ma tu pensa, nessuno mi aveva mai spiegato… entro con due culi, ed esco con uno! Lei mi ha restituito alla vita.”

A volte il mio lavoro è veramente surreale.